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Pollichieni: “Vogliono schedare la redazione”? Intervengono il pg di Catanzaro, l’Ordine dei giornalisti e il sindacato      
  19 luglio 2011
 


La Questura di Reggio Calabria vuole “schedare” i giornalisti del Corriere della Calabria? La gravissima denuncia è del direttore del settimanale, Paolo Pollichieni, che, con una lettera inviata al presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, ed al segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, rende noto un fatto “assolutamente grave e che in redazione, giustamente, viene vissuta come una sorta di intimidazione”. Stamani, infatti, mentre la redazione lavorava alla chiusura del giornale, “due ispettori del Commissariato di Lamezia Terme, facendo seguito a pregressi e numerosi tentativi telefonici”, si sono presentati nella sede di via Del Mare, a Lamezia Terme, per chiedere, testualmente, «l’elenco e i dati anagrafici di quanti lavorano, scrivono e collaborano con il Corriere della Calabria». “Ovviamente – spiega Paolo Pollichieni – è seguito un secco rifiuto da parte mia: ho sottolineato come, in assenza di un mandato dell’autorità giudiziaria, la loro appariva come una non lecita attività di schedatura. I due ispettori operanti ne convenivano ma, al tempo stesso, chiarivano che non trattavasi di una loro iniziativa ma, appunto, di una richiesta («più volte sollecitata») della Questura di Reggio Calabria”.
“Inutile dire – aggiunge il direttore del Corriere della Calabria – che ai due ispettori ho ribadito che l’obbligo di legge si esauriva nella pubblicazione in «gerenza» dei dati relativi al direttore responsabile, all’editore ed allo stampatore. Altro non poteva essere richiesto se non in presenza di una motivata delega dell’Autorità Giudiziaria. Nel caso in specie, poi, la cosa era ancor più grave perché il Corriere della Calabria ha un’unica redazione ed è ubicata a Lamezia Terme. La testata è autorizzata dal Tribunale di Lamezia Terme e la relativa documentazione, compresa la certificazione dell’Ordine dei giornalisti, è depositata presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Insomma, nulla che richiamasse in alcun modo la competenza della Questura di Reggio Calabria”. “Preferisco tenere per me – afferma Polo Pollichieni – ulteriori considerazioni sulle ragioni che possono aver mosso un’iniziativa da parte della Questura di Reggio Calabria, che però seguito a ritenere scriteriata e da intendere come intimidatoria. Ritengo – aggiunge il direttore del Corriere della Calabria – che la gravità di quanto qui succintamente esposto meriti un intervento anche della Fnsi e dell’Ordine perché certi comportamenti, ancor più se «istituzionali», non possono essere sottovalutati o, peggio, ascritti a fatti personali”. Paolo Pollichieni ha già informato dell’accaduto il Procuratore generale di Catanzaro, Santi Consolo, il quale, dando prova di grande tempestività e sensibilità, ha convocato una riunione presso il suo ufficio per mercoledì, alle ore 18. Auspicando che anche Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa siano presenti all’incontro, Pollichieni chiede, inoltre, agli istituti di categoria dei giornalisti la tutela legale per ogni iniziativa che si deciderà di intraprendere a rispetto delle leggi che normano la materia. Immediata la presa di posizione del presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, Giuseppe Soluri, che ha inviato a Pollichieni la seguente lettera: “Caro Paolo –scrive Soluri- la lettera che mi hai fatto pervenire via mail mi ha turbato, se possibile, ancor più della telefonata che preventivamente mi avevi fatto. L’iniziativa portata avanti dalla Questura di Reggio (seppur attraverso due ispettori del Commissariato di Lamezia Terme) ha, contemporaneamente, del grottesco e dell’inquietante. Sarebbe grottesca se fosse il frutto di una iniziativa personale, estemporanea, demenziale, di qualche funzionario che ignori le responsabilità di chi svolge un servizio importante per conto dello Stato; inquietante se invece derivasse dal tentativo di “schedare”, senza alcuna valida motivazione di legge, una intera redazione. Finirebbe col tradursi, in quest’ultimo caso, in una sorta di magari involontaria intimidazione nei confronti tuoi e di tutti i colleghi che al “Corriere della Calabria” lavorano con professionalità, impegno e correttezza. Hai fatto bene –aggiunge Soluri- ad investire subito del problema il Procuratore Generale di Catanzaro, dottor Santi Consolo. Peraltro la celerità con cui l’Alto Magistrato ha ritenuto di convocare, per domani pomeriggio alle 18, una riunione presso il Suo ufficio, fa capire –sostiene ancora il Presidente dell’Ordine- quanto l’iniziativa che tu segnali debba essere apparsa, anche al dott. Consolo, del tutto estemporanea e difficilmente decifrabile attraverso gli ordinari canoni interpretativi. Inutile dirti che il Consiglio dell’Ordine che ho l’onore di rappresentare segue con grande preoccupazione la vicenda che, come è a tutti evidente, può essere interpretata, anche al di là delle intenzioni, come un tentativo di “censura preventiva”; ed è appena il caso di ricordare che in Italia è ancor oggi vigente una Costituzione la quale, al secondo comma dell’articolo 21, stabilisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Domani alle ore 18, in qualità di Presidente dell’Ordine, cercherò di essere presente, nonostante un preesistente impegno, alla riunione convocata con grande sensibilità dal dott. Consolo perché ritengo che questa vicenda, dai contorni, ripeto, grotteschi o inquietanti, abbia necessità di essere immediatamente chiarita a tutela della libertà d’informazione da un lato e della trasparenza di ogni iniziativa che provenga da organi dello Stato dall’altro”. Anche Carlo Parisi, componente della Giunta Esecutiva Fnsi e segretario del Sindacato dei giornalisti della Calabria, nel denunciare l’inaudita gravità dell’episodio, ricorda che “la pratica delle schedature è assolutamente inconciliabile con un Paese democratico e rappresenta un vero e proprio attacco, oltre che alla libertà di stampa, alla libertà personale di ogni libero cittadino”. Parisi ricorda che “qualsiasi procedimento non promosso dall’autorità giudiziaria è illegale”, pertanto confida nel procuratore generale di Catanzaro “affinché faccia immediatamente chiarezza sulla vicenda, accertando competenze e, soprattutto, responsabilità”.

 
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