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Settemila lavoratori irregolari in meno      
  12 ottobre 2011
 

È quanto emerge dal settimo rapporto sull’economia sommersa presentato a Roma. Scopelliti: “Si tratta di dati che ci confortano”


ROMA. In Calabria i lavoratori irregolari sono diminuiti di 7 mila unità in un anno, scendendo nel 2010 a quota 142 mila dalle 149 mila unità di fine 2009. È quanto emerge dal settimo rapporto sull’economia sommersa e il lavoro non regolare nella Regione, elaborato dalla Commissione regionale sull’emersione del lavoro non regolare che è stato presentato ieri a Roma. Se si allarga lo sguardo ad un periodo ancora più ampio, sempre secondo lo studio, il calo è più evidente. Gli irregolari in Calabria “diminuiscono dal 2001 al 2010, passando da circa 200 mila irregolari dei primi anni del 2000, con una punta di 210 mila nel 2004, agli, appunto, 142 mila del 2010”. Tuttavia si tratta di una quota ancora rilevante visto che i lavoratori “in nero” rappresentano in Calabria il 23-24% del totale, secondo quanto fa sapere il coordinatore scientifico del rapporto, Domenico Marino. I dati del 2010 sugli irregolari sono “confortanti”, rappresentano “un segnale di leggera inversione di tendenza”, ha spiegato il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti. Il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, ha sottolineato due punti del rapporto: “Il primo riguarda la drastica riduzione del lavoro sommerso, fatto importante in sé e perché ha risvolti positivi anche per la sicurezza sul lavoro”. Il secondo, ha proseguito, “si riferisce al 34% del campione di 2 mila giovani, molti dei quali al di sotto dei 18 anni, che hanno dichiarato di aver lavorato in nero. Quest’ultima cifra, invece, è doppiamente negativa non solo dal punto di vista dell’illegalità, ma anche per la valenza altamente diseducativa”. Il VII Rapporto sull’economia sommersa ed il lavoro non regolare fotografa, pur se prudenzialmente, un’inversione di tendenza della Calabria dunque, segnando l’avvio di sensibili processi di crescita testimoniati peraltro dai maggiori istituti di statistica e ricerca sul piano nazionale. Proprio il rapporto annuale 2011 di Svimez le assegna, insieme ad Abruzzo e Sardegna, il ruolo di guida nella ripresa del Mezzogiorno. A conforto che gli indicatori socio-economici della Calabria vanno in controtendenza positiva rispetto alla crisi in atto giungono le rilevazioni Istat sulla disoccupazione in Italia, relativi al secondo trimestre 2011, che confermano che la Calabria, anche sul versante della disoccupazione, regge alla crisi, con una forte diminuzione del tasso di disoccupazione, che è scesa sensibilmente così come i lavoratori irregolari. Anche il tasso di occupazione e quello di attività sono percentualmente cresciuti e addirittura nell’ultimo decennio è cresciuto il PIL. Questi risultati si sono resi possibili anche grazie ad alcune importanti azioni di sistema messe in campo dalla Regione Calabria e dalla Commissione stessa nelle politiche pubbliche di contrasto al sommerso. Azioni sulle quali la Regione e la Commissione regionale emersione hanno inteso avviare un tavolo di alto profilo istituzionale dal quale far partire un laboratorio permanente di dibattito, condivisione di buone pratiche e scambio di esperienze sul piano nazionale sull’applicazione di politiche innovative di contrasto al sommerso”. “Il caso calabrese - ancora la Commissione - dimostra come il Mezzogiorno, con politiche adeguate, abbia possibilità di sviluppo. Da un Mezzogiorno problema a un Mezzogiorno risorsa. Le azioni di sistema contro l’emersione attuate in Calabria fanno sì che la Calabria possa oggi presentarsi come regione virtuosa e all’avanguardia nella lotta al sommerso.


 
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