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Quando Corrado Alvaro dirigeva il Gr Rai: una conferenza a Piano Lago      
  14 marzo 2014
 


COSENZA. Lo scrittore e giornalista Corrado Alvaro (San Luca, Rc, 15 aprile 1895 - Roma, 11 giugno 1956) fu il primo direttore del Giornale radio nazionale della Rai (Radio audizioni italiane). Soprattutto, fu antesignano del servizio pubblico in capo alla Rai. Ancora in una fase bellica, fu tra i primi tutori dell’indipendenza e dell’autonomia del giornalista, dimostrando sul campo la sua inflessibile opposizione alle ingerenze del potere politico nel sistema della stampa. Ne ha parlato, in una conferenza promossa dal circolo culturale “Rostema” e tenuta a Piano Lago, lo scrittore Luigi Michele Perri che, come ricercatore, ha riportato alla luce una tra le più significative vicende della storia della informazione radiofonica e del servizio pubblico Rai, “un “caso” palesemente scomodo per i giornali dell’epoca, per lo più ignorato dai biografi alvariani e sottovalutato dalla storiografia contemporanea, pur nella piena attualità del tema”. “Corrado Alvaro - ha ricordato Perri - fu direttore del neonato Giornale radio della Rai per appena tre settimane, dal primo al 23 marzo del 1945. Nominato dal commissario Luigi Rusca, liberale antifascista, incaricato dal governo Bonomi di rifondare e gestire l’azienda radiofonica, Alvaro, che mai ebbe tessere di partito, accettò la direzione del notiziario radiofonico a patto che venisse rispettato il suo ruolo con ogni riguardo alla sua autonomia e indipendenza. Le pressioni politiche, che riproducevano il velinismo da Minculpop di stampo fascista, lo indussero alle dimissioni immediate e a sbattere la porta in faccia al potere, vanificandone i tentativi di condizionamento”. “Entrò, per questo, - ha raccontato ancora Perri - in rotta di collisione con il suo caporedattore Paolo Treves, socialista, che, omologato al sistema che andava consolidandosi sotto il segno della “democrazia della informazione”, gli subentrò, subendo le acute contestazioni della redazione tutta allineata sulle posizioni alvariane. In una lettera a Rusca - ha rilevato Perri - Alvaro scrisse tra l’altro:” Ho dovuto affrontare, nei pochi giorni del mio lavoro, inopportuni interventi che miravano a limitare o ad annullare proprio questa libertà di informazione. Il nostro collaboratore (Treves), che da tempo sostiene la necessità di una radio priva di sue fonti di informazioni autonome e limitate a quelle ufficiose ed ufficiali, ha posto la scelta fra lui, che gode della fiducia della Presidenza del Consiglio, e me, che ho solo le mie convinzioni in fatto di radio in regime di democrazia, cioè libere. Su di esse non posso transigere e perciò rinuncio all’incarico affidatomi dalla tua fiducia”. Si tratta - ha affermato Perri - di un esempio che evidentemente va oggi recuperato, in tutto il suo significato etico e deontologico, come stella polare del servizio pubblico della informazione, spesso insidiato intromissioni interessate del potere politico ed economico. È da auspicare che i novant’anni della radio vengano celebrati sotto il segno del grande scrittore di origini calabresi, la cui figura va ulteriormente approfondita specie sul versante della sua laicità”.

 
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