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È morto il giornalista Salvatore Santagata: il cordoglio dell’Ordine dei Giornalisti      
  29 aprile 2014
 


CATANZARO. È morto il giornalista Salvatore Gaetano Santagata. Aveva 77 anni. Cosentino di nascita, era cresciuto a Benestare, nella locride, ma aveva vissuto per molti anni a Catanzaro. Era malato da tempo. Laureato in Giurisprudenza, Santagata era giornalista professionista dal 1964. Per 26 anni aveva ricoperto sin dalla nascita delle Regioni l’incarico di capo ufficio stampa del Consiglio regionale della Calabria e, per 23 anni, aveva diretto il mensile “Calabria” edito dalla massima assemblea elettiva calabrese. Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali e locali. Ha pubblicato i libri “Attualità del passato”, edito nel 1975 da Emr, mentre con Rubbettino i volumi “Calabria senza futuro” (1996), “Itinerari calabresi” (1999), “Trent’anni di eccessi” (2002) e “Educazione alla legalità” (2004). Con Pellegrini aveva dato alle stampe il romanzo “La segretaria e l’onorevole” (2004). Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, in una nota, esprime “a nome del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria ma anche a titolo strettamente personale, il profondo cordoglio per la morte di Salvatore Santagata. Si è spento un collega di grande qualità e spessore che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento importante per il mondo giornalistico calabrese. Oltre a svolgere, sin dalla nascita della Regione e fino al momento della pensione, il ruolo di Capo Ufficio stampa del Consiglio regionale, Salvatore Santagata è stato, collaborando con varie testate quotidiane e periodiche anche nazionali, un commentatore attento, critico ed acuto delle vicende politiche e di cronaca, oltre ad essere autore di numerosi ed apprezzati saggi su aspetti della vita culturale, politica ed economica della nostra regione. Si spegne, con lui, una voce intelligente, colta ed autorevole che ha fatto da contrappunto a tante vicende calabresi degli ultimi decenni”. “Salvatore G. Santagata - ricorda la figlia Danila, anche lei giornalista - nonostante diverse proposte di lavoro in altre parti d’Italia, tra cui quella del Corriere della Sera, ha scelto di rimanere in Calabria per tentare di modificare, “nel suo piccolo” diceva, una realtà mortificata e mortificante e “presa nella morsa di problemi quotidiani di sopravvivenza”, mancante di “quella vita culturale che crea mondo e fa etere conoscitivo””. “Autore di numerosi saggi sulla sua amatissima regione - afferma ancora Danila Santagata ricordando il padre - è stato ed è tuttora apprezzato da colleghi e amici per averne valorizzato luoghi ed artisti ed aver scoperto ed incoraggiato giovani talenti del giornalismo, dell’arte e della cultura in generale”.

 
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