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Demoskopika: “In Calabria i giornalisti più minacciati d’Italia”      
  6 agosto 2014
 


CATANZARO. Sono 89 i giornalisti minacciati a vario titolo in Calabria, pari al 2,8% del dato nazionale, su un totale di ben 1.276 persone. Un andamento ancora più evidente, nella sua gravità, se standardizzato alla popolazione degli iscritti all’ordine dei giornalisti: ben 34 giornalisti ogni 1.000 iscritti “toccati”, nell’esercizio del loro dovere di cronaca, da avvertimenti, aggressioni fisiche, denunce ed azioni legali. Un dato che piazza la Calabria sul podio delle minacce alla libertà di informazione in Italia, preceduta, di poco, soltanto dalla Basilicata con 39 “operatori dell’informazione”. È quanto emerge dallo studio dell’Istituto Demoskopika “Calabria, stampa sotto assedio” che ha elaborato i dati dell’Osservatorio “Ossigeno per l’Informazione” dal 2011 ad oggi. Il rapporto è stato presentato oggi a Catanzaro. “Quello dei giornalisti minacciati in Calabria - ha dichiarato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri - è un problema che desta grande allarme sociale. È infatti sintomatico dei gravi condizionamenti cui è ancora oggi soggetta la nostra regione in tutti i settori della vita politica, economica e professionale. L’iniziativa di Demoskopika è utile per sottolineare questo allarme e per fornire un quadro statistico che non può non far riflettere quanti considerano la libera informazione come un elemento indispensabile per la crescita civile e sociale di una comunità. Sono ormai troppi i tentativi di intimidire i giornalisti attraverso minacce esplicite o subdoli meccanismi di? persuasione. L’Ordine e tutti gli organismi di categoria - ha detto Soluri - hanno denunciato da tempo questo stato di cose e hanno sollecitato a magistratura, prefetture e forze dell’ordine il massimo sforzo utile a garantire ai giornalisti più esposti la tranquillità di poter lavorare senza timori. A queste sollecitazioni, magistratura e forze dell’ordine hanno risposto finora con grande tempestività e grande sensibilità. Dal canto loro - ha concluso - i giornalisti che hanno subito minacce di vario tipo hanno dimostrato di continuare a svolgere con grande responsabilità il proprio lavoro senza farsi condizionare in alcun modo ed hanno reso, in tal modo, una testimonianza forte e concreta di professionalità e di coraggio”. “Non è pensabile - commenta Raffaele Rio per l’Istituto Demoskopika - che numerosi giornalisti calabresi, seppur con livelli di gravità differenti, si trovino a dover subire intimidazioni a vario titolo soltanto per aver esercitato il dovere di cronaca. I numerosi episodi di operatori dell’informazione minacciati, per ultimo il caso di un giornalista calabrese costretto a muoversi sotto scorta, rilancia, in tutta la sua gravità, il problema della limitazione alla libertà di informazione e di incremento dei livelli di aggressività nei confronti degli operatori dell’informazione calabresi. La quotidianità di chi lavora nella carta stampata, nelle emittenti televisive e radiofoniche, nelle agenzia di stampa e nei media online dovrebbe ricevere un maggiore attenzione da parte delle istituzioni ai vari livelli. L’Istituto Demoskopika - ha detto Rio - mette a disposizione l’esperienza dei suoi ricercatori per istituire insieme agli stakeholder dell’informazione in Calabria, un Centro di monitoraggio e di rilevazione annuale delle aspettative, delle preoccupazioni e del vissuto del mondo dell’informazione regionale”. Basilicata, Calabria, Sicilia e Campania sono in cima alle regioni italiane per numero di giornalisti minacciati. In testa, dunque, la Basilicata con 39 giornalisti minacciati su un totale di 855 iscritti all’ordine. A seguire le tre realtà regionali italiane a maggiore infiltrazione della criminalità organizzata: la Calabria con 34 giornalisti minacciati ogni mille iscritti, la Sicilia e la Campania rispettivamente con 29 e 24 casi rilevati ogni 1.000 giornalisti. La restante parte delle regioni presenta valori significativamente al di sotto: Abruzzo (13 giornalisti minacciati ogni 1.000 iscritti), Lazio, Veneto, Puglia e Molise (12 casi rilevati). Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana che, malgrado una consistente quota di iscritti pari a poco meno di 41 mila unità, ha fatto registrare soltanto 8 casi di giornalisti minacciati ogni 1.000 iscritti. A scorrere la graduatoria, si posizionano il Friuli Venezia Giulia e la Sardegna (7 giornalisti minacciati), il Piemonte (6 giornalisti minacciati), le Marche e l’Umbria (5 casi rilevati). Infine, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta rispettivamente con due ed un caso di giornalista minacciato. La mappatura del livello regionale è stata ricavata attraverso la standardizzazione del numero dei casi di giornalisti minacciati per ogni mille giornalisti iscritti nei vari ordini regionali. Unica eccezione per le regioni Basilicata, Molise e Valle d’Aosta delle quali è stato riportato il valore assoluto dei giornalisti minacciati sul totale degli iscritti non disponendo di una base superiore a mille unità professionali per il calcolo della standardizzazione. Oltre il 70 per cento dei condizionamenti a danno di giornalisti sono stati rilevati nei territori provinciali di Cosenza (37,1%) e di Reggio Calabria (365) rispettivamente con 33 e con 32 giornalisti minacciati. A seguire, gli avvertimenti, le aggressioni fisiche, le denunce e le azioni legali hanno interessato, in maniera meno rilevante, la provincia di Catanzaro con 16 casi pari al 18%. In coda, le aree provinciali più ridotte: Vibo Valentia con il 5,6% del totale complessivo regionale di giornalisti minacciati e Crotone con il 3,4%. Il maggior numero di giornalisti minacciati si concentra nei giornali con un peso di 84,3 punti percentuali sul dato complessivo regionale. Significativo, inoltre, anche le intimidazioni a vario genere subìte da chi racconta il “vissuto calabrese” attraverso le emittenti televisive e radiofoniche: è del 12,4% il dato emerso analizzando lo storico delle minacce e dei condizionamenti “osservati”. Infine, tra i media soggetti a minacce compaiono quelli legati al web, i libri e le case editrici con il 3,3%. Ma quali sono le principali categoria di minaccia? Elaborando una ripartizione rilevabile dall’Osservatorio “Ossigeno per l’Informazione”, l’Istituto Demoskopika ha tracciato un quadro delle tipologie di minaccia più frequenti: in cima, con 33 casi registrati, pari al 33,7% del totale, compare il gruppo degli avvertimenti all’interno del quale si collocano alcune voci principali quali l’avvertimento a voce in presenza di terze persone, la lettera minatoria, con proiettili o con bossolo esploso, lo stalking, le minacce di morte e personale, la telefonata minatoria, l’attacco di hacker, le minacce da facebook e da altro social network, l’insulto ed il pedinamento. Immediatamente dopo, segue la categoria delle aggressioni fisiche con 22 casi, pari al 24,7% comprendente gli spari, le aggressioni lievi e gravi, l’intrusione in casa e l’esplosione. Seguono le denunce e le azioni legali con il 20,2% e 18 casi rilevati, e i danneggiamenti con il 15,7% e 14 casi monitorati dal 2011 al 29 luglio del 2014. Infine, la categoria dell’ostacolo all’informazione, con il 5,6% sul dato complessivo e 5 casi chiude la graduatoria delle categoria di minaccia ai giornalisti calabresi.



 
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