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Provinciali a Catanzaro, alcuni esponenti del Pd: “Bruno non parli di unanimità”      
  16 settembre 2014
 


CATANZARO. Continua nel Pd la polemica sulla designazione del nuovo presidente della Provincia di Catanzaro. Dopo il documento di sostegno a Enzo Bruno diffuso dalla segretaria provinciale del partito, prendono posizione due esponenti dell’area renziana, vicini al consigliere regionale Pierino Amato. Si tratta di Antonio Sorrentino e Silvana Siciliani. “Abbiamo criticato con veemenza il comportamento del Segretario Enzo Bruno - scrivono in una nota - che, ad ogni piè sospinto, pretende di candidarsi a tutte le competizioni elettorali. Lo ha fatto al Comune di Vallefiorita riportando una cocente sconfitta alle elezioni per il Sindaco, così come aveva riportato una sconfitta alla competizione regionale alla quale aveva partecipato. Abbiamo criticato la pretesa di considerarsi legittimamente indicato dall’esecutivo del PD composto da otto persone perchè altri quattro non partecipano allo stesso nominato dopo il congresso. Ci dispiace dover riconoscere - osservano - che avevano ragione quanti sostenevano che ci saremmo accorti del personaggio che pure, sbagliando, avevamo sostenuto durante il congresso. Nessuno poteva immaginare che a distanza di un anno ancora il Presidente Giusy Iemma non è in grado di convocare l’assemblea di coloro che sono stati eletti democraticamente nei circoli al netto dei 23 amici e conseguentemente eleggere una direzione che avesse l’autorevolezza di fare scelte politiche perchè rappresentativo di tutte le sensibilità presenti sul territorio”. Per i firmatari del documento, “dovrebbe smetterla Enzo Bruno di parlare di unanimità di poche fedeli persone e continuare ancora dopo anni di svolgere le funzioni di commissario. Non condividiamo, però, gli attacchi personali. Una condanna in primo grado non può limitare l’azione politica di chiunque. Aspettiamo il 14 ottobre, quando si discuterà l’appello proposto da Bruno, il quale ha sempre assicurato che rinuncerà alla prescrizione dichiarandolo direttamente al giudice (speriamo che non ci abbia ripensato) perchè convinto, come noi, dell’assoluzione nel processo. Forse, oltre alla mancanza di un organismo di partito, - continua la dichiarazione - potrebbe riflettere sull’opportunità di partecipare ad una competizione elettorale in quanto, se malauguratamente dovesse essere riconfermata la condanna, metterebbe in grave difficoltà il partito. Sarebbe stato certamente più democratico scegliere il candidato attraverso le primarie, ma sarebbe stata pericolosa una sconfitta certa, meglio restare con i 4 amici e dirigere in minoranza. Altra questione - affermano - sono le minacce che vengono rivolte ai Sindaci (cosa di cui parleremo alla prossima Direzione regionale) che stanno, invece, facendo una battaglia di democrazia. La pretesa di essere indicati da nessun organismo senza il consenso e le conseguenti minacce appartengono ad un passato che speriamo non torni a Catanzaro o a Vallefiorita perchè questo - concludono - è il punto più qualificante per chi sceglie il PD”.




 
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