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Ospedali: rimane tutto il divario Nord-Sud      
  1 settembre 2008
 

È quanto emerge da una ricerca della Società dell’architettura e dell’ingegneria sanitaria

ROMA. Gli ospedali italiani sono il grande malato d?Europa? Non proprio: esistono diffuse situazioni di eccellenza, i fondi tutto sommato ci sono, e gli investimenti sono stati fatti. A mancare è la pianificazione, la razionalizzazione di un sistema ancora a macchia di leopardo, e una svolta culturale che assegni alla manutenzione delle strutture la stessa importanza data alla loro costruzione. A tracciare il quadro delle strutture ospedaliere in Italia è l?ingegner Daniela Pedrini, presidente della Siais, società italiana dell?architettura e dell?ingegneria per la sanità, associazione no profit nata nel 2006 che riunisce ingegneri, architetti e diplomati in materie tecniche. I fondi per nuovi ospedali - ricorda Pedrini - ci sarebbero: il piano di finanziamento, risalente al 1988, supera i 23 miliardi di euro. Il problema è la lentezza con cui questi investimenti vengono utilizzati, tanto che solo la metà i questi soldi, in 20 anni, sono stati utilizzati. Colpa della complessità delle procedure tecnico amministrative, i tempi necessari per la progettazione e la realizzazione delle opere, la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, la carenza di personale competente e adeguato nelle strutture tecniche aziendali e regionali, gli avvicendamenti politici locali e del management aziendale, l?evoluzione normativa.In vent?anni è stato fatto molto, ma in modo squilibrato: Dal 1988 sono stati realizzati 70 nuovi ospedali, ma quasi tutti al centro nord. Purtroppo c?è una situazione a macchia di leopardo, con alcune regioni, come quelle del nord e in particolare Emilia e Toscana, che presentano strutture eccellenti, e altre rimaste indietro, come Calabria e Campania. Il problema è che i soldi ci sono, ma in quelle regioni non c?è il personale qualificato che può pianificare gli investimenti, e spesso si rischia addirittura che l?assegnazione di questi soldi venga ritirata per l?incapacità a utilizzarli. Contenere i tempi di realizzazione delle strutture ospedaliere e sanitarie in genere, secondo l?esperta, è fondamentale per poter usufruire di una struttura adeguata ed appropriata dal punto di vista clinico. L?evoluzione medico sanitaria e tecnologica è spesso più veloce dei tempi di progettazione e realizzazione della struttura ospedaliera, con il rischio che si metta in funzione un ospedale concettualmente e tecnologicamente già obsoleto. Occorre un cambio di mentalità: Un ospedale non è finito quando viene inaugurato, ma va gestito. Se si passa da ospedali magari vecchi di secoli, quindi senza tecnologie, climatizzazione, sistemi di sicurezza e antincendio, a una struttura moderna ci sono dei costi di gestione che non possono essere trascurati. Invece da noi l?impatto dei costi di gestione è risicato, siamo attorno al 3 per cento rispetto al costo di costruzione, contro un 10% medio del resto dell?Europa. Sarebbe importante avere finanziamenti annuali per mantenere gli ospedali sugli stessi livelli di efficienza di quando sono stati progettati. (01-09-2008)

 
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