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In Calabria il 2% della ricchezza nazionale      
  22 ottobre 2008
 

CATANZARO. In Calabria si produce il 2% della ricchezza nazionale. Lo sostiene l?AIPB (Associazione Italiana Private Banking) che ha reso noti, durante la quarta edizione del Forum Annuale del Private Banking, i risultati dello studio Stima del mercato italiano degli High Net Worth Individual in cui è stata analizzata la disponibilità finanziaria dei cosiddetti super ricchi, cioè le famiglie con un patrimonio finanziario (immobili esclusi) superiore ai 500.000 Euro, definendone gli asset finanziari, le tipologie di investimento e la provenienza geografica. Cosenza, secondo lo studio, è la città calabrese più ricca, seguono Reggio Calabria e Catanzaro. In Italia 594.000 - si legge in un comunicato - super ricchi detengono 779 miliardi di Euro. AIPB - Associazione Italiana Private Banking - Per la prima volta, la ricerca ha approfondito il livello di analisi elaborando stime non esclusivamente a livello regionale ma anche a livello provinciale. La Calabria raccoglie quest?anno un totale di 14,8 miliardi di euro di capitali privati che a livello nazionale corrispondono al 2% della ricchezza. Nel dettaglio, è la provincia di Cosenza la città più ricca con 5,3 miliardi, che equivalgono al 36% della Puglia. Seguono Reggio Calabria e Catanzaro, rispettivamente con 4 e 3 miliardi di euro; Crotone e Vibo Valentia raccolgono invece 1,3 e 1,1 miliardi di capitali. In Italia il mercato complessivo degli High Net Worth Individual nel 2008 si è attestato a 779 miliardi di Euro, facendo segnare un -6% rispetto agli 829 miliardi di Euro rilevati a consuntivo nel 2007. Nel 2006 la ricchezza complessiva era pari a 818 miliardi di Euro. Per la prima volta dal 2004 - afferma Federico Taddei, Presidente Commissione Tecnica Marketing AIPB - cioè da quando abbiamo avviato questa indagine, fronteggiamo una diminuzione del mercato. Tale diminuzione è ascrivibile alla turbolenza in atto sui mercati finanziari che comporta una svalutazione degli asset dei clienti, solo marginalmente compensata dall?entrata di nuovi clienti e dalla generazione di nuova ricchezza dall?economia reale. Stiamo attraversando - ha proseguito Taddei - una crisi finanziaria globale, i cui effetti sui clienti sono stati in buona misura mitigati dal rapido riasset dei portafogli che ha portato ad un sovrappeso di asset class meno rischiose. Le famiglie di super ricchi italiani risultano pari a 594 mila, facendo segnare un -15% rispetto alle 694 mila famiglie annoverate nel 2007. Nel 2006 le famiglie super ricche residenti in Italia erano 703 mila. La loro segmentazione per fascia patrimoniale continua ad evidenziare come negli anni passati una fortissima concentrazione fra coloro che possiedono fra i 0,5 e 5 milioni di Euro, pari al 97% del totale delle famiglie HNWI e il 74% degli asset. Gli altri segmenti, ovvero 5 - 10 mln euro e oltre 10 mln euro rappresentano rispettivamente il 2% in termini di famiglie e l?11% in termini di asset e lo 1% di famiglie e il 15% di asset. Il portafoglio private nel 2008 è suddiviso in: 49% titoli obbligazionari (37% nel 2007); 8% quote di fondi comuni (19% nel 2007); 8% azioni quotate (11% nel 2007); 14% gestioni patrimoniali (17% nel 2007); 6% prodotti assicurativi (5% nel 2007); 16% depositi (10% nel 2007). Passando all?analisi della distribuzione della ricchezza a livello regionale, la Lombardia con il 24,6% della ricchezza si conferma anche nel 2008 la regione in cui si concentrano i principali asset private italiani, seppur con una lieve flessione rispetto al 2007 (25,1%). Tutte le altre regioni seguono a lunga distanza: 10,7 % Lazio; 9,5% Emilia Romagna; 8,3% Piemonte; 8,1% Veneto; 6,7% Toscana; 5,7% Campania; 4,7% Sicilia; 4,1% Puglia; 2,7% Marche; 2,8% Friuli-Venezia-Giulia; 2,6% Liguria; 1,9% Calabria; 1,8% Sardegna; 1,7% Abruzzo; 1,3% Umbria; 0,6% Basilicata; 0,2% Valle D?Aosta. Da questi risultati - prosegue Federico Taddei - emerge che in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia e Liguria lo stock percentuale di ricchezza private risulta superiore al reddito percentuale prodotto (il PIL), mentre la situazione è opposta nel resto d?Italia. La seconda ricerca presentata dall?Associazione, denominata Indagine sulla clientela private italiana, si è focalizzata invece sul profilo dell?investitore private italiano: uomo, maturo, tendenzialmente multi-bancarizzato, con cultura e competenze finanziarie sopra la media ma comunque sempre più incline alla delega. I risultati mettono in evidenza una rinnovata esigenza di tutela del patrimonio e di semplicità degli strumenti in cui investire, senza disdegnare tuttavia prodotti innovativi. Entrando maggiormente nel dettaglio delle analisi si scopre che il 64% degli intervistati dichiara di affidare la gestione del proprio capitale a più di una istituzione, mentre chi dichiara di essere più propenso di prima a delegare la gestione del proprio portafoglio passa dal 54% del 2007 al 58% del 2008. Uno degli elementi più interessanti emersi dalla ricerca di quest?anno - afferma Federico Taddei - riguarda il minore interesse e la minore attenzione da parte dei clienti private al costo complessivo del servizio di gestione e una disponibilità ancora contenuta a comunicare alla banca e al consulente l?ammontare complessivo del proprio patrimonio. (22-10-08)

 
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