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Recessione: il Sud rischia di più      
  8 novembre 2008
 

E’ quanto si evince da uno studio della Svimez che lancia l’allarme per i prossimi mesi

PALERMO. Sarà pesante la situazione economica nel Mezzogiorno nei prossimi mesi, secondo il XXII Osservatorio congiunturale della Fondazione Curella che ha chiuso la settimana di incontri delle Giornate dell?economia del Mezzogiorno. Dopo la stima del Fondo monetario internazionale che - ha detto il direttore della Svimez, Riccardo Padovani - attesta la decrescita del Paese Italia attorno a -0,6 per cento per il 2009, la nostra valutazione, ancora in corso di elaborazione, è di una recessione che si attesta tra -0,8 e -0,9 per il Pil Sud per il prossimo anno. Inevitabile il riferimento alla crisi in atto a livello internazionale, una crisi senza precedenti che da mesi semina panico e che dalla scorsa metà di settembre è diventata paura nei mercati, come ha detto Giacomo Vaciago, docente dell?Università Cattolica del Sacro Cuore: Se falliscono le banche si torna all?età della pietra. Adesso l?importante è costruire un nuovo modello di sviluppo equilibrato. Il professore Antonio Golini, dell?Università degli Studi di Roma La Sapienza ha ribadito il ruolo della Sicilia quale piattaforma coinvolta direttamente e in maniera massiccia nel fenomeno sempre più crescente della migrazione nell?area mediterranea, un problema di difficile gestione che invertirà anche la tendenza demografica del Paese, spostando la percentuale più alta di giovani al Centro-Nord con una diminuzione sostanziale al Sud anche per effetto delle migrazioni dal Sud al Nord di giovani in cerca di lavoro. Sulle opportunità offerte dal federalismo fiscale ha parlato Mario Pezzini, vice direttore del Dipartimento Governance e Sviluppo territoriale (Ocse), secondo cui le politiche regionali spesso hanno creato molte più disparità di quanto si pensasse. Questo è un problema che si pongono i governi, specie di fronte al fatto che in molti paesi sono aumentate le disparità, non solo tra individui ma anche tra regioni. In un momento come questo in cui l?Italia si interroga sul federalismo bisogna capire quali sono nei fatti le loro effettive applicazioni. Gli incontri e i confronti che hanno coinvolto in questa settimana vari attori e protagonisti dell?economia regionale insieme alle istituzioni, hanno di fatto riportato all?attenzione - ha detto Antonio La Spina, docente dell?Università degli studi di Palermo - l?esigenza di un cambiamento di una situazione che di fatto vede lo sviluppo del Mezzogiorno bloccato, per effetto di diversi fattori. Sulla questione delle infrastrutture, soprattutto quelle ferroviarie si è soffermato Innocenzo Cipolletta, presidente delle Ferrovie dello Stato: Abbiamo diversi progetti per potenziare la rete ferroviaria del Sud e della Sicilia, ma per questo servono i fondi dello Stato e delle Regioni. (08-11-08)

 
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